A ottobre 2025, una notizia ha fatto il giro dei giornali del Nord-Est: un macchinista delle ferrovie veneziane è stato trovato positivo alla cocaina durante un controllo di routine ed è stato licenziato. La vicenda ha acceso il dibattito, anche perché stando alle ricostruzioni dell’epoca il caso non era isolato, e i controlli interni avrebbero rilevato situazioni simili con una certa frequenza.
La reazione immediata, quella che molti hanno avuto leggendo il titolo, è comprensibile: una persona con un problema di dipendenza che guida un treno con centinaia di passeggeri a bordo rappresenta un rischio reale. La sicurezza pubblica viene prima di tutto.
Ma c’è una domanda che vale la pena porsi subito dopo: il licenziamento ha risolto qualcosa?
Il problema non sparisce quando sparisce la persona
Quando un’azienda scopre che un proprio dipendente ha un problema con alcol o sostanze, la prima reazione è spesso quella di separarsene. È una risposta comprensibile, protegge l’azienda da responsabilità immediate, toglie il problema dalla vista.
Il punto è che toglie il problema dalla vista dell’azienda, non dalla vita della persona. E spesso nemmeno dalla vita dell’azienda stessa: perché quella persona viene sostituita da qualcun altro, che potrebbe avere lo stesso problema senza che nessuno lo sappia ancora.
I dati europei sulla prevalenza dell’uso problematico di sostanze nei contesti lavorativi indicano che i settori ad alta pressione trasporti, logistica, costruzioni, finanza sono tra i più esposti. Non perché chi vi lavora sia diverso dagli altri, ma perché stress cronico, turni irregolari, cultura della performance e scarsa attenzione al benessere psicologico sono fattori di rischio riconosciuti.
Una ricerca dell’Osservatorio Nazionale Alcol dell’ISS stima che in Italia circa il 15% dei lavoratori consumi alcol in modo rischioso o dannoso. Per le sostanze illecite, la stima è più bassa ma comunque significativa, con picchi in alcuni settori.
La dipendenza è una condizione clinica, non un difetto morale
Questo è il punto che più spesso manca nel dibattito pubblico, e che invece è centrale per capire come affrontare il problema in modo efficace.
La dipendenza da sostanze che si tratti di alcol, cocaina, oppioidi o altro è classificata dall’OMS come una patologia cronica del sistema nervoso centrale. Non è una questione di forza di volontà, né di scelta consapevole. Come per molte altre condizioni croniche, può essere gestita, trattata e portare a remissione stabile, ma richiede un intervento strutturato.
Questo non significa che chi ha un problema di dipendenza non debba essere responsabile delle proprie azioni, soprattutto quando queste azioni mettono a rischio altre persone. Significa che la risposta più efficace, sia per la persona che per l’organizzazione, non è solo quella disciplinare.
Le aziende che hanno introdotto programmi strutturati di supporto, spesso chiamati Employee Assistance Program o programmi di intervento precoce, riportano risultati significativi: riduzione dell’assenteismo, calo degli infortuni, miglioramento della produttività e, dove il contesto lo consente, reinserimento efficace del lavoratore.
Cosa può fare concretamente un’azienda
Affrontare il tema delle dipendenze in azienda non significa trasformare il dipartimento HR in uno sportello clinico. Significa costruire un sistema che consenta di riconoscere i segnali, intervenire in modo appropriato e offrire un percorso prima che la situazione degeneri in un caso come quello del macchinista veneziano nominato sopra.
Ci sono alcune leve concrete su cui un’organizzazione può agire:
Formazione dei manager e dei team leader
Sono loro i primi a osservare i cambiamenti nel comportamento di un collega o di un collaboratore cali di performance, assenze ripetute, irritabilità, episodi critici. Ma riconoscere questi segnali non è istintivo: serve formazione specifica su cosa osservare e come reagire senza stigmatizzare.
Policy aziendali chiare e non punitive (o non solo punitive)
Un’azienda che comunica chiaramente le proprie aspettative, ma che offre anche un percorso di supporto prima di arrivare a misure disciplinari, crea un ambiente in cui le persone sono più portate a chiedere aiuto in anticipo.
Accesso a supporto professionale esterno
La persona con un problema di dipendenza raramente si rivolge spontaneamente al medico aziendale o alle risorse umane. Il motivo è la paura delle conseguenze. Un canale riservato, gestito da professionisti esterni e percepito come sicuro, abbassa la soglia di accesso all’aiuto in modo significativo.
Cultura organizzativa che riduce lo stigma
Questo è il livello più profondo e più difficile da cambiare, ma anche quello con l’impatto maggiore a lungo termine. Un’organizzazione in cui si parla di benessere psicologico in modo normalizzato, non come eccezione, non come debolezza, è un’organizzazione più resiliente.
La prevenzione costa meno del danno
Il macchinista di Venezia è stato licenziato. Le ferrovie hanno gestito l’emergenza immediata. Ma il costo reale di quella situazione in termini di rischio, di danno d’immagine, di procedure legali, di impatto sul team era già maturato molto prima che il controllo lo rivelasse.
Intervenire a quel punto è gestione del danno. Intervenire prima è prevenzione.
Per le aziende, questo significa passare da un approccio reattivo “scopriamo il problema e lo gestiamo” a uno proattivo: costruire sistemi che riducano il rischio, che intercettino i segnali precocemente e che offrano una via d’uscita prima che la situazione diventi irrecuperabile.
Non è una questione di etica aziendale astratta. È una questione di gestione del rischio, di continuità operativa, di tutela delle persone che ogni giorno lavorano fianco a fianco con chi sta attraversando una difficoltà che nessuno vede ancora.
Una nota per chi lavora nelle organizzazioni
Se stai leggendo questo articolo e hai responsabilità in azienda in HR, come manager, come dirigente la domanda che vale la pena farti non è “ho qualcuno con un problema di dipendenza?”. La risposta statistica è quasi certamente sì, anche se non lo sai ancora.
La domanda giusta è: se quella persona cercasse aiuto domani, saprebbe a chi rivolgersi? E avrebbe il coraggio di farlo?
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Redazione Metodo StandUp®
⚠️ Articolo redatto a scopo informativo. Non sostituisce una valutazione professionale. Se tu o una persona che lavora accanto a te stà affrontando un problema di dipendenza, ti invitiamo a rivolgerti a uno specialista, come StandUp chiamando allo 0699291467 .